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L’essenziale è invisibile – Articolo di E. Ruta

L’ESSENZIALE È INVISIBILE

Spaliati (privi di Palio della Contea). È stata dura l’estate, e per di più, in vedovanza paliatica. E se per Modica fosse l’occasione di ripensare un evento in sintonia con il suo ruolo di città d’arte? Tutti  i mali non vengono per nuocere. L’estate è stata  consegnata ai ricordi, poche cose in giro, tanta buona volontà e d’altra parte di soldini “na cascitedda” manco a parlarne. Il Buscè, ogni giorno, sempre più cireneo! E’ difficile portare la croce e cantare e pensare di essere ottimisti anche sforzandosi. Del Garibaldi attendiamo nuove. Non cose di sinistra o di destra. Cose sensate. Ho visto poco e niente , l’estate serve a rilassarsi, a oziare e  a concedersi, perché no, una serata teatrale ! In una calda sera di settembre  accovacciato sui gradini della scalinata di San Giovanni (fertile terreno delle mie incursioni fanciullesche con interminabili giocate di ciappedda e mastru) mi sono fatto addomesticare dallo spettacolo L’essenziale è invisibile liberamente tratto da “Il Piccolo Principe” di A. de Saint-Exupery e realizzato nell’ambito del Progetto Tessuto Inclusivo dalla Cooperativa Cartellone. La regia di Giovanni Spadola  ha puntato senza indugi  su due elementi : il viaggio e il vitalismo, assai sorprendente, dei ragazzi del Laboratorio Teatrale. Il viaggio, tema  assai presente nelle varie letterature, diventa con la complicità di un testo assai amabile la scommessa dei giovani attori che sul palco liberano i loro sogni, le loro ingenuità, le loro fragilità e le loro aspirazioni. Insomma il loro esistere come persone. Il testo, nell’adattamento di Antonio Migliore, allora è solo un pretesto, sono le parole, i gesti, il movimento e  il corpo a dare un senso all’essere su un palcoscenico. Il tutto, su una pedana multiuso , diventa  la piacevole epifania di un teatro totale  che si avvale della puntuale raffinata  visionarietà di Lillo Contino ,  della  coinvolgente leggerezza dei movimenti di Serena Cartia e della versatile sapienza scenica di Simonetta Cartia.
Nel teatro cenobitico di Giovanni Spadola, che assai crede alla formula laboratoriale, il viaggio è una condizione imprescindibile, è soprattutto una ricerca di senso e un viatico per   esplorare il profondo . Dice Tagore “Bisogna viaggiare per tutti i mondi esteriori, per giungere infine al sacrario più segreto all’interno del cuore”. Il teatro come terapia dell’anima. E questi giovani, come umili chierici,  appassionati, non si sono risparmiati, ci hanno dato dentro senza riserve. Qualche inevitabile acerbità,  legata all’età, è da mettere nel conto. È uno spettacolo per alcuni versi un po’ squilibrato, e qualche volta la parola cede al movimento ma una ventata di follia giovanile  condita da sapori etnici non mi è dispiaciuta!  Soprattutto colpisce la grande sincerità interpretativa. E mi pare onesto citarli tutti questi giovani attori: Eugenia Avveduto, Giorgia Baglieri, Emilia Cannata, Paola Careno, Simone Caserta (un delizioso piccolo principe), Giorgio Cicero, Giuliana Coniglione, Roberto Coppola, Romano Gennuso, Valentina Grassiccia,  Valerio Iachininoto, Emanuele Mandolfo, Nicoletta Mauro, Federico Mollame, Elena Scalia e Martina Scollo. E poi  in fondo che cosa è uno spettacolo? È  un ‘opera di addomesticamento e che importanza ha chi sia la Volpe o il Piccolo Principe. Attori e pubblico si catturano a vicenda : è il rito del teatro . E quando si realizza, perché di boiate in giro se ne vedono anche troppe, ne usciamo tutti più cresciuti e nel viaggio di ognuno c’è altro ossigeno per proseguire.  Un viaggio si sa quando si inizia  ma quando finisce? Tutto questo, ovviamente, vale per chi vuole viaggiare e mettersi in gioco.

Enzo Ruta

L’articolo è stato pubblicato sul quindicinale IL DIALOGO

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